Los Angeles (martedì, 16 settembre, 2025) — Robert Redford se n’è andato nel sonno, a 89 anni, lasciando un vuoto immenso nel mondo del cinema. Icona americana, regista raffinato e attore simbolo di generazioni, Redford ha vissuto un’esistenza fatta di grandi successi pubblici ma anche di profonde ferite personali e fisiche.
di Francesco Iuele
Dietro al sorriso magnetico e agli occhi intensi, si nascondeva la storia di un uomo temprato dalle difficoltà. Fin da piccolo dovette affrontare la poliomielite, contratta dopo aver nuotato nell’oceano. Non fu paralizzato, ma costretto a letto per due settimane, con sintomi fisici e psicologici molto duri. Solo grazie alle cure amorevoli della madre riuscì a riprendersi completamente. Un’esperienza che segnò profondamente la sua infanzia.
Redford ha più volte parlato pubblicamente della sua gratitudine verso Jonas Salk, lo scienziato che sviluppò il vaccino antipolio: “C’era una paura concreta, una minaccia continua. Il vaccino fu una scoperta che cambiò tutto”.
Anche in età avanzata, Redford non ha smesso di mettersi alla prova. Nel 2013, sul set di All is Lost, volle girare senza controfigura. Le riprese in acqua lo esposero a continui spruzzi e immersioni, provocandogli un’infezione all’orecchio che portò alla perdita irreversibile del 60% dell’udito. “Lo recupererò?”, chiese al medico. “No”, fu la risposta secca.
Queste sfide non lo hanno mai fermato. Robert Redford ha continuato a fare cinema con lucidità e rigore, scegliendo ruoli e progetti che rispecchiavano la sua visione profonda dell’arte e della vita. La sua scomparsa chiude un capitolo fondamentale della storia culturale americana.
Last modified: Settembre 16, 2025


