Sassuolo — Qual è davvero l’opinione dei giovani sassolesi sul possibile trasferimento della moschea? A questa domanda ha provato a rispondere Néa Quotidiano, che ha promosso un sondaggio rivolto agli studenti delle scuole superiori, raccogliendo 443 risposte. I dati emersi delineano un quadro complesso, segnato da informazioni frammentarie, percezioni errate e una generale richiesta di maggiore chiarezza.
di Francesco Iuele
Secondo quanto rilevato, l’83 per cento degli intervistati afferma di aver sentito parlare della vicenda, ma le modalità con cui gli studenti sono venuti a conoscenza del tema evidenziano dinamiche comunicative differenti. Oltre sei intervistati su dieci, infatti, dichiarano di aver appreso informazioni tramite conoscenti o parenti, mentre circa un terzo si è affidato ai social o al web. Soltanto una minima parte, pari all’1,7 per cento, ha consultato la stampa cartacea. Un dato significativo che fotografa con precisione il modo in cui le notizie circolano tra i più giovani.
Ancor più rilevante è la confusione diffusa sulla situazione reale: poco più di uno studente su due, il 52,4 per cento, ritiene erroneamente che sia in costruzione una seconda moschea. Solo il 28,4 per cento conosce l’attuale collocazione dell’Associazione Islamica di Sassuolo, trasferita nei locali de “I Quadrati”. Non mancano altre percezioni scorrette: l’11,5 per cento crede che la moschea sia stata chiusa, mentre il 7,7 per cento pensa che sia stata spostata altrove. Elementi che, secondo Néa, confermano quanto sia facile che narrazioni distorte possano sostituirsi ai fatti accertati.
Sul piano delle opinioni, il tema non genera una polarizzazione netta. Il 42,2 per cento degli studenti si dichiara indifferente, mentre il 30,3 per cento esprime soddisfazione e il 27,5 per cento manifesta ansia o timore. Più definita la risposta rispetto al diritto al culto: quasi due terzi degli intervistati, il 63,9 per cento, ritiene che la comunità islamica debba poter disporre di un luogo dedicato alla preghiera, mentre il restante 36,1 per cento non riconosce questo diritto.
Per Néa Quotidiano, i dati raccolti mettono in luce una necessità urgente: dotare i giovani di strumenti efficaci per distinguere con più consapevolezza tra fatti verificabili e percezioni infondate. Una sfida culturale e civica che riguarda da vicino l’intera comunità.
Last modified: Novembre 23, 2025


